NUDDA LIMBA SARDA? NUDDA VOTU

ComitaduProSaLimbaSarda

Cagliari, 14 mag. 2014 – “E’ una decisione storica quella del giudice Ignazio Tamponi che ha deciso di rimandare alla Corte Costituzionale la legge che disciplina le prossime elezioni europee in quanto ritiene contenga forti elementi di incostituzionalità in particolare dipendenti dal non aver rispettato i diritti della minoranza linguistica sarda, discriminandolarispetto alle altre minoranze riconosciute dell’arco alpino”. Lo afferma Mario Carboni, portavoce del Comitadu pro sa Limba Sarda, dopo la decisione del tribunale di Cagliari di rinviare alla Corte Costituzionale la decisione sulla legittimità della legge elettorale per le elezioni europee, in merito alla “discriminazione della minoranza linguistica sarda” e la soglia del 4% per l’accesso al parlamento di Strasburgo, “ritenuta, tra le altre, illegittima”.

“Il successo del ricorso al Tribunale di Cagliari si deve soprattutto all’ avvocato Felice Besostri – spiega Carboni – , agli avvocati sardi che vi hanno lavorato, all’associazione che ha coordinato l’iniziativa, a tutti i firmatari dei partiti e movimenti identitari ed in particolare all’abbandono di un certo economicismo stantio e perdente di affrontare la ‘Questione sarda’, privilegiando i diritti civili ed per primi i diritti dei sardi come nazione con una lingua e cultura da difendere e sviluppare come motore di una vertenza indipendentistica a tutto tondo”. Secondo il Comitadu pro sa limba sarda “difendere i diritti linguistici dei sardi è presupposto per ogni legittimo obiettivo di libertà istituzionale, economica, culturale e politica”.

Su Comitadu pro sa limba sarda è particolarmente soddisfatto per il “successo di una sua ormai antica impostazione politica e non più solitaria, che si è espressa anche recentemente con l’invio di lettere di protesta sui temi elettorali anche indirizzate al presidente della Repubblica e della Regione, rimaste naturalmente senza risposta alcuna, ad organismi europei ed internazionali, appunto sottolineando la discriminazione dei sardi in quanto componenti della minoranza linguistica più numerosa nella Repubblica – conclude Carboni -, sia nella redazione delle leggi elettorali che per la non presenza dell’insegnamento del sardo nelle scuole materne all’università, come nella mancata ratifica della Carta europea delle lingue e nel non rispetto della Convenzione quadro sulle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa pur ratificata dallo stato italiano”

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