Una lingua di plastica forgiata sull’italiano?

Emilia Calaresu è professore associato di Linguistica e Glottologia presso l’Università di Modena e Reggio. Ha pubblicato su Ianua. Revista Philologica Romanica un articolo che merita attenzione e che sta suscitando un certo dibattito.

In sostanza, la Calaresu, dopo aver analizzato la sperimentazione della Limba Sarda Comuna (LSC) da parte delle strutture amministrative della Regione Sardegna, conclude: “È evidente comunque che questi primi passi della Limba Sarda Comuna, per quanto sperimentali, bastano a mostrare la sua realtà: si tratta di un linguaggio burocratico rapidamente ricalcato sul modello non dell’italiano in genere ma, appunto, dell’italiano burocratico. Eppure, sia in Italia che nel resto del mondo occidentale si stanno mettendo in atto da decenni leggi e decreti per la trasformazione del «burocratese» in un linguaggio semplice e chiaro che possa sanare la frattura tra cittadini e amministrazione. In Italia già più di dieci anni fa, è stato pubblicato il Manuale di stile. Strumenti per semplificare il linguaggio delle amministrazioni pubbliche (Fioritto 1997), pubblicato dal Dipartimento della Funzione pubblica, a seguito della riforma Bassanini (che a sua volta proseguiva il lavoro di Sabino Cassese), e tentativi reali di riformare il linguaggio burocratico sono stati fatti fin dai primi anni ‘90, anche in molte regioni italiane, come l’Emilia Romagna o la Toscana. La Regione Sardegna avrebbe quindi potuto prendere gloriosamente due piccioni con una fava, dando al sardo presenza ufficiale e rendendolo contemporaneamente lingua viva e moderna anche nei suoi usi burocratici e giuridici. Per come stanno invece ora le cose, mi pare di poter concludere che, anche mettendo momentaneamente da parte il problema (comunque ineludibile) se sia meglio una sola varietà o l’impiego ufficiale di tutte le varietà, è comunque difficile riconoscersi simbolicamente rappresentati dalla Limba Sarda Comuna così come di fatto si presenta in questi primi documenti. Globalmente, queste operazioni, così fatte, appaiono piuttosto come un piccolo omaggio simbolico ma superficiale alla
sardità”.
Mi pare che ci sia di che pensare. Buona lettura.

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