Dall’Università italiana in Sardegna origina l’opposizione all’insegnamento in lingua sarda.

Il dibattito nato dall’opposizione della Commissione lingua sarda dell’Università di Sassari di insegnare in sardo le materie dei corsi per insegnanti che devono insegnare in sardo e nelle alloglotte nelle scuole ha fatto scandalo e fatto emergere posizioni colonialiste e auto colonizzanti che si pensava fossero state sconfitte da tempo.

Alle critiche arrivate in massa e ben argomentate ha cercato di rispondere contraddittoriamente il Rettore con vari comunicati e dichiarazioni.
L’attivismo mediatico del Rettore ha quasi però messo in scarsa luce le responsabilità dei veri protagonisti di questa politica parruccona e antisarda, quasi che sia il Rettore l’unico responsabile mentre invece cerca di coprire altri che si nascondono dietro di lui e dietro lo scudo dell’Università di Sassari quasi che essi siano l’Università e non semplici professori e con idee sbagliate o quantomeno fortemente criticabili sul piano politico.
La questione quindi non è il Magnifico, che fa il parafulmine della situazione, ma il gruppetto della Commissione lingua che lancia il sasso e nasconde la mano.
Il Magnifico li difende e ci mette la faccia.
Alcuni di questi sono italiani. Cioè non di nazionalità sarda. Perché sia chiaro che mentre siamo tutti cittadini della Repubblica, ci sono i cittadini di nazionalità sarda, italiana, austriaca, slovena ecc. La Repubblica italiana è uno stato plurinazionale.
Per non aprire a equivoci, sono e sono stati migliaia gli italiani che sono venuti ad abitare, a lavorare, a insegnare in Sardegna ad amare la nostra terra anche più di noi sardi e che hanno contribuito e continuano a contribuire al nostro progresso e spesso contrastando assieme a noi e a volte più di noi il colonialismo che ancora ci opprime.
Hanno spesso messo su famiglia e aziende o esercitato insegnamenti e professioni , anche le più umili, divenendo sardi come noi e arricchendo la nostra vita sociale e la nostra nazione.
Il colonialismo linguistico è proprio l’espressione più alta del colonialismo politico ed economico. Allora se c’è il colonialismo esistono anche i colonialisti. Non si è mai visto colonialismo senza colonialisti, eppure essi sono proprio di carne ed ossa e in Sardegna pascolano benissimo anche se ci fanno danno.
Ebbene, leggendo degli scritti di alcuni di questi professori sbarcati in Sardegna e valutando le loro posizioni di politica linguistica, cioè esclusivamente politiche anche se paludate da auto affermata scientificità, non si può forse dire che siano posizioni classiche da colonialisti linguistici?
E’ purtroppo ancora attuale il classico verso del Manno “benian sentza caltzones e si nd’andaiant gallonados” Dietro una scientificità tutta da dimostrare emergono virulente e
antiche posizioni politiche contrarie al sardo e alle lingue di minoranza come invece stabilito dalle linee che impegnano lo Stato italiano al rispetto della Convenzione internazionale sulle minoranze nazionali sottoscritta col Consiglio d’Europa.
Essendo l’Università di Sassari competenza esclusiva dello Stato italiano e non regionale, credo che sia il caso di rappresentare al Consiglio d’Europa la violazione del Trattato da parte dell’Università di Sassari, per le posizioni discriminatorie assunte verso la lingua sarda che programmerebbero l’insegnamento non veicolare nei corsi per insegnanti in lingua sarda, inviando la denuncia per conoscenza ai Ministeri dell’Università e dell’Interno.
Il Ministero dell’Interno, a nome del Governo, infatti ogni anno invia una relazione sull’applicazione del Trattato che indica i sardi come minoranza nazionale da tutelare con precisione.
Una osservazione inviata da Su comitadu pro sa limba sarda ha già causato una rettifica di un precedente rapporto goverrnativo con la puntuale presa in considerazione dal Ministero che ha corretto e rinviato il rapporto al Consiglio d’Europa.
Invito questi professori a leggere o rileggere i punti del trattato riguardanti l’insegnamento delle lingue di minoranze nazionali tutelate.
Inoltre per entrare nella discussione mi sembra di ricordare che ci sia stato un accordo con la Regione affinché una commissione paritetica riformulasse il progetto.
Allora perchè oggi annunciare di pubblicare il vecchio piano ( che poi è un indice incompleto ) e difenderlo a spada tratta? Perché riconfermarlo nei principi criticati compreso il rifiuto dell’uso veicolare del sardo e delle alloglotte nei corsi e la ghettizzazione nei laboratori?
Ma nell’intervista a Pillonca il Rettore non ha affermato che avrebbero insegnato il sardo veicolare al 50% come richiesto dal Piano triennale?
Non mi sembra che abbia smentito l’intervista. Leggo sopratutto in internet dichiarazioni contraddittorie. Probabilmente i professori, questi veramente nazionalisti italiani
estremisti e antisardi, compreso qualcuno con cognome sardo, sembrano irriducibili e con atteggiamento politico contrario al sardo veicolare avranno protestato contro il Rettore che ha cercato inizialmente una mediazione e una ragionevole marcia indietro.
Questo gruppetto di professori, per essere più chiaro e per non entrare in campi che non sono miei, fanno politica, solo politica. Cosa più che legittima ma allora non tirino in ballo le “prerogrative” universitarie, ricerca o autonomia, entrino nella discussione politica e politicamente si confrontino.
E’ chiaro che quando la lingua accende confronti così aspri è perchè in ballo è la principale questione politica cioè la sovranità della Sardegna, il nuovo Statuto e la prospettiva generale di avanzamento dell’autogoverno dei sardi, della Natzione sarda per entrare nel futuro con più libertà e da sardi coscienti della propria identità distinta.
Ma i professori lanciano il sasso e nascondono la mano. Ed è la politica tradizionale e ben conosciuta dagli anni ’70 contro la lingua sarda e il bilinguismo che invece è l’obiettivo del movimento linguistico sardo.
Come tutti spero che nel prossimo piano con l’introduzione anche a Sassari seguendo l’esempio virtuoso di Cagliari che già lo fa, dell’insegnamento veicolare e frontale nei corsi e non solo nei laboratori almeno a 50% , almeno abbiano il buon senso di togliere i 10.000 euro per il caffè già previsti!
Questa è la questione ridotta all’essenziale politico. Risolta questa risolto tutto. Le altre argomentazioni sono argumentos de malos pagadores.
Per quanto riguarda il nuovo Statuto un suggerimento al Rettore …si lu potzu tocai.. Riservare alla Regione un posto nel Consiglio d’Amministrazione. Credo che lo dovrebbe anche esigere la Regione ma non sembra lo abbia fatto.
Del resto la Regione è ormai uno dei maggiori finanziatori oltre allo Stato centrale e centralista del quale l’Università dipende.
Il dibattito è vasto, ma a chi si nasconde dietro il muretto a secco del pseudonimo, anche se è una tradizione delle discussioni in internet e quindi generalmente accettata, dico che forse sarebbe il caso di presentarsi con nome e cognome e prendersi ognuno la responsabilità delle proprie idee con un confronto aperto, democratico e rispettoso
delle altrui opinioni.

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